L'interno della Sinagoga Scolanova, nel quartiere ebraico
L'interno della Sinagoga Scolanova, tornata al culto ebraico — foto: Mickey83 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Ci sono città in cui il centro storico va raggiunto. A Trani, se si dorme in via La Giudea, il centro storico è la porta di casa. Questo itinerario nasce da lì e si chiude poco più in là: nell'insieme sono meno di due chilometri di cammino, ma contengono novecento anni di storia e almeno due o tre cose che in Italia non si trovano altrove. Conviene farlo lentamente, e possibilmente al mattino.

Il quartiere, prima di tutto

Via La Giudea è la strada dell'antica Giudecca, il quartiere ebraico di Trani. La comunità nacque probabilmente nell'XI secolo e conobbe il suo momento più alto in epoca normanno-sveva: fra il 1159 e il 1166 il viaggiatore spagnolo Beniamino da Tudela vi documentò circa duecento nuclei, guidati da tre rabbini — Eli, Nathan il commentatore e Jacob. In quel periodo furono costruite quattro sinagoghe, l'ultima completata nel 1247. Poi la storia cambiò direzione: entro il 1294 circa trecentodieci residenti si convertirono e le quattro sinagoghe divennero chiese cattoliche; seguirono l'espulsione del 1510 e quella definitiva del 1541, sotto Carlo V.

Di quelle quattro sinagoghe medievali ne sopravvivono oggi due, ed entrambe sono a pochi passi. È bene saperlo prima di uscire: si cammina dentro un quartiere che ha attraversato una cancellazione e, secoli dopo, un ritorno. I muri lo raccontano meglio di qualsiasi didascalia.

Cento metri: Palazzo Beltrani e la Scola Grande

La prima tappa è sulla stessa via, al civico 24: il Palazzo delle Arti Beltrani, aperto al pubblico nel dicembre del 2009 e oggi il principale contenitore culturale della città. Al primo piano si trova la Pinacoteca dedicata a Ivo Scaringi, pittore tranese scomparso nel 1998, con sue opere, collezioni civiche ottocentesche e donazioni di famiglie locali.

All'angolo con via San Martino c'è la Sinagoga-museo Sant'Anna, costruita fra il 1246 e il 1247: era la Scola Grande, la sinagoga maggiore della comunità, edificata al culmine della sua prosperità. Un'epigrafe ebraica all'interno registra l'anno di fondazione come 5007 dalla creazione del mondo e descrive la cupola come alta e maestosa. Dopo la fine della presenza ebraica divenne chiesa di Sant'Anna; conserva ancora le mura perimetrali originarie, il tamburo ottagonale con la cupola intradossata e il campanile esterno. Oggi ospita la sezione ebraica del Museo Diocesano, indicata come l'unico museo dedicato alla storia ebraica nel Mezzogiorno d'Italia.

Scolanova: la sinagoga tornata sinagoga

Poco più avanti, su via Scolanova, c'è l'edificio che più di ogni altro racconta questa vicenda. La Sinagoga Scolanova fu edificata nel XIII secolo, con i lavori avviati intorno al 1244: è un notevole esempio di architettura romanica pugliese, in muratura di pietra calcarea, con facciata semplice, portale unico e quattro monofore. Dopo la cacciata degli ebrei venne trasformata nella chiesa di Santa Maria di Scolanova. Nel luglio del 2004 il Comune la restituì all'uso religioso ebraico e dal 2005 è tornata effettivamente al culto: è un luogo di preghiera attivo, non un monumento.

Sopra, sul campanile a vela, convivono una campana e una Stella di David in ferro: le fonti indicano questa compresenza come una particolarità unica, e vale la pena fermarsi un minuto a guardarla dal basso. Orari e modalità di visita variano: si verificano sul posto o sui canali ufficiali, non si danno per scontati.

La Cattedrale, il Castello, il porto

Da qui si scende verso il mare fino al piazzale della Cattedrale, la basilica di San Nicola Pellegrino: costruzione iniziata nel 1099, consacrazione nel 1143 quando ancora non era finita. È il capolavoro assoluto del romanico pugliese e ha una particolarità rara: quattro livelli di culto sovrapposti, dalla chiesa superiore alla chiesa inferiore di Santa Maria della Scala, dalla cripta di San Nicola all'ipogeo di San Leucio — il più antico, dedicato al primo protettore della città, che si trova circa un metro e sessanta sotto il livello del mare e si raggiunge con una scala di una quindicina di gradini. Fuori, il campanile alto cinquantanove metri, eretto fra il 1230 e il 1239, con quell'arco a sesto acuto che lo attraversa alla base e inquadra il cielo.

Poche centinaia di metri più a nord-ovest c'è il Castello svevo, avviato nel giugno del 1233 per volere di Federico II e completato intorno al 1249: impianto quadrangolare di una quarantina di metri di lato, quattro torri angolari, un fossato largo diciotto-venti metri. Fu carcere dal 1832 fino al 1974 e ha riaperto al pubblico nel 1998. Tornando verso il porto si passa accanto alla chiesa di Ognissanti, romanica, del XII secolo, costruita fuori dalle mura con le tre absidi rivolte al mare: la tradizione popolare la chiama dei Templari, ma nessun documento storico lo conferma ed è più probabile un legame con la colonia di mercanti di Ravello.

Il porto è il capitolo finale ed è anche il più importante. Qui, nel 1063, furono promulgati gli Ordinamenta et consuetudo maris, il più antico codice di diritto marittimo dell'Occidente latino giunto fino a noi: trentadue capitoli in volgare che stabilivano, fra le altre cose, che il marinaio non è uno schiavo ma un lavoratore libero da retribuire secondo contratto. Si cammina su via Banchina al Porto e via Statuti Marittimi senza che nulla lo segnali, ed è forse la cosa più tranese che ci sia. Il giro si chiude alla Villa Comunale, inaugurata nel 1824 su un terreno delimitato da un muraglione di origine federiciana: un giardino pensile interamente affacciato sul mare, considerato un unicum fra i giardini pubblici storici italiani, con quel tracciato irregolare a metà strada fra il gusto all'italiana e quello all'inglese.

Il bello di questo percorso è che si può rifare ogni giorno cambiando ora e luce, perché si parte e si torna dallo stesso portone. Chi alloggia in via La Giudea non deve organizzare nulla: esce, cammina, e dopo pochi minuti è già dentro la parte più antica di Trani. Le uniche scale impegnative, semmai, sono quelle di casa.

Dormire nel centro storico di Trani — Terrazza Nostromo Francesco

Un appartamento di 86 m² con terrazza privata in via La Giudea, a pochi passi dalla Cattedrale e dal porto. Fino a quattro ospiti, due bagni, cucina in legno su misura.